ECOLOGIA È BUON GOVERNO PER FIRENZE

di Tommaso Franci Amici della Terra

La sfida per la Firenze del futuro è un’azione di governo basata su un progetto di ecologismo riformista e concreto, che sappia coinvolgere i giovani e guardi con ambizione agli obiettivi 2030 senza pagare il prezzo della subalternità all’ambientalismo ideologico basato sui tabù.

La questione ambientale è prioritaria per il futuro di Firenze, ma sono necessarie proposte e politiche basate su un ecologismo razionale dotato di coerenza e solidità, che possano contribuire a superare le secche in cui si è da tempo arenato l’ambientalismo politico in Italia.  

La questione ambientale per la città di Firenze, e a livello globale, richiede una proposta fondata su un ecologismo che abbia alle sue fondamenta il principio di responsabilità e la necessità di un buon governo. Ciò non può essere confuso con l’ambientalismo ideologico-irresponsabile basato su falsi miti e tabù irrazionali, un approccio che ha condannato all’irrilevanza politica il movimento ambientalista; e la cui bandiera è stata oggi impugnata con successo dal populismo ambientalista (e sovranista/autarchico) del M5S. Oggi qualsiasi programma che sulla questione ambientale sia ambiguo rispetto a questo discrimine è inutile e dannoso, inficia e svuota il senso di una proposta che voglia qualificarsi come ecologista. Sulla base di queste premesse possono essere vagliate varie problematiche aperte per il futuro governo di Firenze, concretamente legate alla questione ambientale, e che richiedono risposte politiche di governo.

La scelta di completare l’attraversamento TAV e della rete tramviaria a Firenze è sicuramente espressione di un ecologismo europeista responsabile e riformatore, che sostiene lo sviluppo delle infrastrutture necessarie a garantire un’offerta sostenibile, di mobilità collettiva delle persone e trasporto merci, basata sull’uso del vettore elettrico. La capacità di affermare con chiarezza il senso di questa scelta è indispensabile per battere l’approccio contradditorio dell’ambientalismo irresponsabile che vuole bloccare la realizzazione delle opere per completare la rete della TAV, continuando a privilegiare nei fatti il trasporto delle merci su gomma con tutte le sue esternalità ambientali negative e che oggi riesce addirittura a motivare tale scelta con i costi delle mancate entrate per lo Stato dovute al minor gettito dalle accise legate al consumo del gasolio dei TIR.

Una proposta e un governo ecologista sulla gestione dei rifiuti non può brandire in modo ideologico la priorità dell’economia circolare e non assumere invece concretamente la necessità di arrestare l’esportazione di rifiuti all’estero ed evitare per convenienza (o paura) di rispettare il principio di prossimità nella gestione dei rifiuti con gli impianti necessari. In questo caso sono essenziali la posizione e le responsabilità dell’Amministrazione comunale di Firenze per il completamento degli impianti necessari a partire dal termovalorizzatore.  

Le conseguenze degli errori dell’ambientalismo ideologico in questo settore sono oggi rese particolarmente evidenti dal fallimento delle politiche del Comune di Roma e della Regione Lazio nella gestione dei servizi di igiene urbana. Come è possibile, di fronte a questa realtà, formulare proposte che ripropongono l’inganno (a cui forse i cittadini iniziano a non credere più) che il problema a Roma e delle città possa essere risolto solo con la raccolta differenziata, senza impianti di recupero energetico e riscoprendo la necessità di una discarica dopo avere chiuso, in modo avventuristico e demagogico, quelle esistenti?

Un altro tema su cui oggi si misura una proposta politica che assuma la questione ambientale come priorità è quella della controriforma in materia di gestione dei servizi idrici portata avanti dal M5S, che ha raccolto il testimone della battaglia ideologica contro una gestione industriale e di area vasta in questo settore. Una proposta che porta avanti in modo mistificante la bandiera dell’acqua pubblica come risorsa naturale che potrebbe essere tutelata solo tramite la “ripubblicizzazione” dei servizi idrici e che rischia di compromettere gli importanti risultati in termini di servizi pubblici e di politica ambientale, che sono stati raggiunti dagli enti locali in molte parti d’Italia come in Toscana e a Firenze in particolare. Anche in questo caso la chiarezza di una proposta ecologista e riformista si deve misurare con la capacità verificare l’esperienza di attuazione della riforma, correggere gli eventuali errori e dare continuità al processo innescato con l’approvazione della c.d. legge Galli all’inizio degli anni 90.

La questione climatica ha assunto nel dibattito pubblico e nell’agenda delle istituzioni il ruolo di paradigma totalizzante, che non solo ha svuotato la percezione della complessità della questione ecologica, ma è diventata una facile chiave di lettura sia per la diagnosi di processi sociali, economici e politici (come povertà, migrazioni, terrorismo) sia per l’altrettanto disinvolta e semplicistica formulazione di terapie considerate risolutive.  Tale tipo di semplificazione deterministica è evidente sintomo della incapacità (o non volontà) di affrontare con politiche adeguate i problemi assai difficili e complessi che mettono in gioco l’identità e il ruolo culturale e politico delle società occidentali nello scenario globale. Firenze può dare il suo contributo originale in questo scenario

Non va dimenticato che l’UE è oggi responsabile solo del 10% delle emissioni climalteranti globali ed è la sola area del pianeta che sta riuscendo a seguire un percorso di raggiungimento significativo degli obiettivi di decarbonizzazione, mentre a livello globale si sta registrando un aumento del consumo di fonti fossili in particolare delle aree di forte sviluppo economico come l’Asia nel suo complesso. E’ necessario essere consapevoli anche che l’Italia è oggi uno dei paesi europei più avanzati nel raggiungimento degli obiettivi 2020 di politica energetico-ambientale, e che Firenze è chiamata a dare una spinta dal basso originale ed autonoma allo sforzo per conseguire i nuovi e impegnativi obiettivi 2030 che l’UE si è data.

La questione ambientale non può essere ridotta ad un catastrofismo climatista di stampo sempre più millenaristico, che riesce a indicare come risolutive solo scorciatoie come le forzature su carbon tax, eolico, fotovoltaico e vetture elettriche, una strategia che penalizza l’eccellenza ambientale dell’industria italiana ed europea in tante tecnologie per la decarbonizzazione come quelle dell’efficienza energica, delle pompe di calore, dell’uso del gas naturale nei trasporti.

Ciò richiede la capacità di valorizzare la mobilitazione dei giovani europei per una maggiore efficacia e concretezza delle politiche energetico-ambientali che devono essere messe concretamente in campo per conseguire in modo virtuoso i nuovi obiettivi 2030. L’adesione superficiale a velleitarie fughe in avanti rispetto ai già significativi obiettivi UE per il 2030, non costituisce una risposta adeguata alle sollecitazioni, alle aspettative e alla volontà di assunzione di responsabilità dei giovani europei sulle tematiche ambientali.

Questi sono i motivi che hanno spinto Ecologia e Lavoro, insieme alla Cisl e agli Amici della Terra, a riproporre dopo cinque anni un momento di riflessione e confronto su quelle che consideriamo le priorità per una prospettiva di buon governo di Firenze, basata su un ecologismo responsabile e razionale.

Insieme alla realizzazione delle infrastrutture fisiche già avviate, indispensabili per un futuro sostenibile della nostra realtà locale nello scenario nazionale ed europeo, consideriamo essenziali le iniziative: per l’infrastruttura digitale indispensabile per le nuove politiche ambientali; la realizzazione della pista ciclabile dell’Arno; e nuovi strumenti per politiche di rigenerazione urbana basate sul recupero e la riqualificazione delle aree già edificate. Sono questi alcuni esempi delle nuove politiche prioritarie per il futuro governo di Firenze in grado di innescare un processo di partecipazione di tutti gli stakeholder interessati e costituire un progetto che possa essere condiviso e rendere protagoniste attive le nuove generazioni in chiave di sviluppo sociale ed economico.  

Oggi la prima sfida di una proposta politica riformista sulla questione ambientale a livello Europeo, nazionale e locale è, di evitare fughe in avanti e forzature come quelle sulla fiscalità ambientale, che potrebbero solo alimentare reazioni negative dei cittadini con dinamiche che sono la principale forza dei soggetti politici populisti in tutto il continente, e che potrebbero favorire scelte regressive e compromettere gli importanti risultati raggiunti in campo ambientale e sociale.