FIRENZE VERDE FIRENZE SI MUOVE FIRENZE VIVE

G. Ronchi Presidente Ecologia e Lavoro

Greta Thurnberg, una ragazza svedese di 16 anni sta richiamando l’attenzione mondiale sull’urgenza di affrontare con azioni concrete il fenomeno dei cambiamenti climatici.

Il riscaldamento del pianeta e gli effetti che esso provoca sono purtroppo sotto i nostri occhi e producono danni in termini di trombe d’aria (anche a Firenze), alluvioni, frane, siccità.

Venerdì prossimo ci sarà il “climate strike”, uno sciopero mondiale che segue una serie di iniziative che hanno visto centinaia di migliaia di persone, in gran parte giovani, scendere in piazza per chiedere ai governanti di intervenire subito e in modo concreto.

“State rubando il futuro ai vostri figli”
Questo è il grido lanciato da Greta, un grido che è un pugno allo stomaco per tutti noi.

E’ un fatto di enorme rilevanza che ha il pregio di dare voce alla richiesta di “diritto al futuro” delle nuove generazioni e di creare una mobilitazione in positivo che non si vedeva da molto tempo.

Bisogna dire che non siamo all’anno zero.

La convenzione di Parigi cop 21 del 2015 e l’agenda 2030 dell’Onu hanno già tracciato la strada da percorrere, con le misure da prendere e gli obiettivi da conseguire.

Certo, come ha giustamente ricordato di recente il presidente della repubblica Mattarella, ci sia bisogno di una politica che ragioni in termini di decenni e non di mesi per mettere in pratica le misure necessarie.

Ancora di più, bisognerebbe che ci fosse un’attenzione costante a quanto Papa Francesc0 ha scritto nell’enciclica Laudato Si, che è un documento di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’uomo e del pianeta, un unico destino.

Ridurre le emissioni climalteranti è possibile e, in Europa, si sta facendo.

Non va dimenticato che la UE è oggi responsabile solo del 10% delle emissioni climalteranti globali e è la sola area del pianeta che sta riuscendo a seguire un percorso di raggiungimento significativo degli obiettivi di decarbonizzazione, mentre a livello globale si sta registrando un aumento del consumo di fonti fossili, in particolare nelle aree di forte sviluppo economico come l’Asia nel suo complesso.

Occorre però accelerare il passo.

Per fare questo serve che ciascuno faccia la sua parte.

Pensare globale e agire locale.

Per questo il nostro appuntamento di oggi serve a fare il punto sulla nostra città. Su quello che è stato fatto e su quello che resta da fare.

Uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 è proprio: Città e comunità sostenibili.

Di questo parliamo partendo dalla valutazione di alcune questioni che caratterizzano il nostro territorio, dalla tranvia all’aeroporto, dal sottopasso per l’AV al termovalorizzatore, dalle piste ciclabili alla infrastrutturazione immateriale della città e al risparmio energetico.

5 anni fa prendemmo in considerazione 9 progetti di cambiamento del territorio ponendoci una domanda:
“Se domani tutte queste opere fossero realizzate l’impatto sull’ambiente del territorio sarebbe positivo o negativo?”

Oggi facciamo il punto su cosa è avvenuto in questi anni con lo stesso approccio.

Vogliamo fare un’analisi di merito nella quale ci faremo aiutare da contributi e testimonianze di protagonisti del dibattito fiorentino e non solo e ne parleremo col sindaco di Firenze Dario Nardella.

Vogliamo discutere se Firenze sta passando dalle parole ai fatti, se si sta marciando nella direzione che l’Agenda 2030 indica.

Sviluppo e sostenibilità, ambiente e lavoro sono obiettivi complementari e non alternativi. Sono concetti dinamici e non statici.
Mantenere lo status quo non è difendere l’ambiente ma è solo una forma dannosa di conservatorismo, proprio dal punto di vista ambientale.

La tutela dell’ambiente passa dal muoversi e non dallo stare fermi.

Vivere è essere dinamici.

Il nostro approccio è opposto rispetto ad alcune forme di contestazione che animano tanti comitati nimby o banana (si perché anche in quel campo si è verificata una evoluzione- involuzione).

Da “non nel mio giardino” a “costruire assolutamente nulla ovunque vicino a qualsiasi cosa”.

Sono comportamenti che portano anche ad atteggiamenti oggettivamente schizofrenici come, ad esempio, quello di chi maledice il traffico in cui è bloccato ma è contro la tranvia. Basta ascoltare una radio locale per rendersene conto.

Questo non significa considerare la discussione o il dibattito, anche acceso, come un fastidio.
Anzi occorre discutere, coinvolgere i cittadini, informare, valutare, recepire consigli e proposte, rispondere alle legittime domande di legalità, di controllo e di pubblicità dei dati delle opere da fare e di controllo del loro effettivo funzionamento una volta realizzate.

Poi, però, fare, fare presto e fare bene.
Fare presto è difficile, a volte impossibile, ma fare bene è obbligatorio. E allora

  1. Per diminuire il traffico privato e le relative emissioni di gas e polveri è utile fare la rete delle tranvie?
  2. Per potenziare il TPL per i pendolari è utile separare i binari per l’AV da quelli per i treni metropolitani?
  3. Le piste ciclabili sono solo per lo svago dei cicloturisti o sono anche una infrastruttura per la mobilità urbana?
  4. Per risparmiare energia come si deve infrastrutturare una città moderna e internazionale come Firenze?
  5. L’aeroporto che c’è già va reso più efficiente e sicuro e meno impattante o va chiuso?
  6. Per chiudere il ciclo dei rifiuti basta proclamare l’economia circolare o vanno realizzati tutti gli impianti che sono necessari?

A queste e altre domande vogliamo cercare delle risposte oggi.

Cercheremo di fare uno sforzo per affrontare questi temi in maniera pragmatica senza contrapporre gli ultras dello sviluppo agli ultras del no a tutto.

Recuperare razionalità e confrontarsi con le soluzioni che in altri paesi sono state trovate e applicate con effetti positivi misurabili e con la soddisfazione dei cittadini è la nostra intenzione.

Per capirci faccio un solo esempio

Economia circolare
Sembra sia diventata la parola magica che risolve ogni problema soprattutto in tema di smaltimento dei rifiuti.

In realtà l’Economia Circolare è un obiettivo da perseguire e da raggiungere ma non è né scontato né facile.

Serve cambiare il modo di produrre i beni progettandoli per essere riparati riutilizzati e riciclati e serve chiudere il ciclo dei rifiuti con impianti di selezione, di trasformazione in materie prime seconde e di valorizzazione della frazione residua sfruttandone il potere calorifico.
Serve creare una filiera industriale che renda vendibili e appetibili dal mercato i prodotti con materie ricavati dai rifiuti riciclati.

Pensiamo solo all’esempio della plastica (Cina).

Purtroppo il dibattito, anche in Toscana e nella nostra area metropolitana sembra ridotto ad una invocazione per rimuovere il tema “termovalorizzatori”
Per esentare la politica dal prendersi la responsabilità di dire ai cittadini parole di verità su come assicurare le gestione del ciclo dei rifiuti in modo sicuro, dal punto di vista sanitario e da quello ambientale, a costi contenuti e evitando i rischi di emergenze come sta succedendo in molte città e territori (guarda caso quelli che non hanno i termovalorizzatori).

Se assecondassimo gli allarmi dei comitati si dovrebbe dedurre che Germania, Danimarca, Svezia e anche tutto il nord Italia sono abitati da aspiranti suicidi.

Secondo noi è molto peggio quello che sta accadendo correntemente di siti di stoccaggio di rifiuti che prendono fuoco, più o meno “spontaneamente”, e che riversano il loro carico di diossina nell’atmosfera.

Questo esempio solo per far capire il nostro approccio che è lo stesso su tutti i temi che oggi trattiamo.

Una specificità della nostra iniziativa sta nell’aver effettuato un monitoraggio su i nove progetti presi in esame prendendo in considerazione questi 5 anni e riportandolo in schede sintetiche.

E’ questo un contributo originale alla discussione che offriamo a istituzioni e forze politiche e sociali, perché su questi temi ci sarà bisogno di una costante attenzione e “vigilanza”.

Concludo con una citazione di Mauro Magatti che insegna sociologia della globalizzazione all’Università Cattolica di Milano

“Sostenibilità ambientale significa tante cose: assunzione del vincolo ecologico per lo svolgimento delle attività economiche, ma anche nuovi stili di vita personale e nuovi modelli di organizzazione sociale (si pensi al tema della mobilità), qualità dell’aria che si respira, cura idrogeologica del territorio, prevenzione antisismica, lotta allo spreco, efficienza energetica e così via.

Un lungo elenco di temi che possono diventare una vera e propria leva grazie alla quale realizzare innovazioni importanti in vari ambiti della vita sociale ed economica.”